Cos’è per te il lavoro? Ecco i principali profili di Approccio alla vita Professionale

Qual è il senso del tuo lavoro?
Perché lavori?

E’ una domanda che, probabilmente, ci poniamo troppo poco eppure oggi è particolarmente importante analizzare lo stretto rapporto che noi, come persone, instauriamo con quella grossa fetta di vita che è il lavoro.
Oggi, e molti psicologi lo confermano, è il momento di “Fermare il nostro Pilota Automatico”.

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Il Pilota Automatico è, letteralmente, quel congegno meccanico/elettronico che può guidare un veicolo senza assistenza da parte di un essere umano (fonte Wikipedia).
Dal punto di vista strettamente “umano” una persona che inserisce (solitamente inconsciamente) il pilota automatico si ritrova a vivere per inerzia, senza ben comprendere il perché di alcune scelte o di alcune intere situazioni.
E’ quel momento in cui fai, fai e fai.. ma ti sfugge il momento presente ed il senso di tutto.

E’ una situazione che alla lunga ci porta ad essere insoddisfatti.

 

Perché parlo del pilota automatico?
Perché ci capita di lavorare, di intraprendere intere carriere professionali, senza fermarci a comprendere il vero “perché” sottostante, ovvero senza capire ciò che effettivamente quel lavoro significa per noi.

 

Ciò che il lavoro significa per te rappresenta una grossa parte di ciò che sei.
T. Clark

 

Gli psicologi del lavoro suddividono in 4 categorie il rapporto fra Persona e Lavoro. 

  1. Lavoro Strumentale
    Per chi appartiene a questa categoria il lavoro è solo un mezzo per raggiungere ben altri obiettivi, per esempio poter viaggiare.
    Non vi sono particolari ambizioni o investimenti di alcun tipo: il lavoro resta un mero impiego che assolve la funzione di mettere da parte del denaro.
    In questo caso, le fonti di soddisfazione della persona non sono nell’occupazione professionale ma in altri spicchi di vita: famiglia, impegno sociale, la possibilità di viaggiare, etc…
  2. Lavoro come Vocazione
    La parola vocazione rievoca subito alla mente temi religiosi; infatti qui intendiamo dire che coloro che hanno questo tipo di approccio al lavoro sono coloro che hanno un rapporto totalizzante, guidato dalla passione 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Un po’ come coloro che hanno scelto una carriera ecclesiastica.
    In questa categoria il lavoratore non scinde tra vita privata e professionale ed è disposto a fare immensi sacrifici in nome di questa chiamata. E’ palese, anche, un forte allineamento valoriale tra principi personali e professionali.
  3. Lavoro come Successo
    Chi ha questo tipo di rapporto con il proprio lavoro solitamente è colui che dopo la presentazione del proprio nome e cognome si qualifica con la propria professione. Il lavoro è uno Status Symbol.
    Inoltre la persona di questa categoria è altamente orientata al successo e alla scalata professionale, a volte a scapito di suoi ambiti personali (la famiglia o gli amici, ad esempio).
    Ricevere conferme positive sul posto di lavoro è linfa vitale per questa tipologia di persona, in quanto vanno ad alimentare la definizione di sé.
  4. Lavoro come Realizzazione
    Quest’ultima categoria ha in sé le caratteriste del 2. e del 3., la differenza è  che questa tipologia di persona ha un alto rispetto dei propri interessi, dei propri valori e della propria Unique Proposition. Ambisce ad analizzare e ben comprendere le proprie peculiarità per dare vita ad una carriera professionale che la rispecchi e la rispetti. Il lavoro diventa il senso e lo specchio della propria vita e conferisce un grande senso di soddisfazione perché questa persona avrà dato vita a qualcosa di unico e dal proprio sapore. Rientrano in questa categoria, solitamente, i liberi professionisti e gli imprenditori.

Vedete? Siamo tutti diversi.

Soprattutto perché, è bene dire:

  • in una stessa persona, in uno stesso momento, i diversi approcci possono sovrapporsi; sono sfumature che danno vita ad un approccio al lavoro del tutto personale ed unico;
  • nell’arco della vita possiamo esperire in momenti ed in contesti professionali diversi, un approccio differente perché le nostre motivazioni al lavoro sono molto dinamiche e variano a seconda della contingenza. Mi viene più facile pensare che un approccio al lavoro come vocazione o come successo si stempera nel momento in cui si decide di avere una famiglia; o chissà.

Conoscersi nel proprio rapporto con il lavoro aiuta a comprendere il senso di ciò che facciamo e di quanto siamo “ingaggiati”.
Sapere ed essere consapevoli che per noi il lavoro è solo un mezzo, per esempio, ci aiuta ad essere più tenaci e magari ad investire maggiormente in altri settori della nostra vita.
Oppure sapere che per noi il lavoro è una vocazione ci aiuta a dare il massimo ma anche a imparare a definire i giusti confini tra lavoro e via privata.

Ogni approccio ha i suoi lati positivi e negativi, le sue aree di forza ed i suoi punti da monitorare per non lasciarsi assorbire o per non vivere male quell’80% della nostra vita che è il lavoro.

Tu?
Sei riuscito a mettere a fuoco il tuo profilo?

 

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Fonte: Business Model You – T. Clark & A. Osterwalder