Da Baricco ad alcune riflessioni sul cambiamento

Ho sempre pensato che i momenti passati in viaggio (in bus, in treno o in auto) potessero essere un ottimo momento per pensare e magari dedicarsi a qualche buona lettura; così stanotte, sfruttando le mie 11 ore di viaggio, mi sono lasciata accompagnare da Baricco e da una sua opera (mini ma intensa): Novecento.

Novecento è la storia di un TALENTO che SCEGLIE di non esplorare l’infinito mondo oltre il suo microcosmo ben definito – la nave dove è nato e morirà.
Lui è un virtuosissimo pianista che riesce ad esprimere al massimo la sua arte solo in mezzo all’oceano, lasciandosi trasportare dalla bellezza del mare urlante; per questo decide di non scendere ma da lì, da quella nave, ben consapevole di dover gelare alcuni tra i suoi desideri più caldi.

C’è una figura molto importante in questa mini opera, che riveste anche il ruolo del narratore. Quanto dice, seppur in termini molto spontanei e rudi, me lo fa ricondurre alla figura di un buon psicologo o coach, che spinge una persona a provare uscire dalla sua zona di comfort.

Egli si rivolge così a Novecento (oltre che titolo dell’opera è anche il nome del protagonista):

Novecento, perché non scendi, una volta, anche solo una volta, perchè non lo vai a vedere il mondo con i tuoi occhi, proprio i tuoi. Perché te ne stai su questa galera viaggiante, tu potresti startene sul tuo Pont Neuf a guardare le chiatte e tutto il resto, tu potresti fare quello che vuoi, suoni il pianoforte da dio, impazzirebbero per te, ti faresti un sacco di soldi, e potresti sceglierti la casa più bella che c’è, puoi anche fartela a forma di nave, che ti frega? Non puoi continuare ad andare avanti e dietro come uno scemo.. tu non sei scemo, tu sei grande, e il mondo è lì, c’è solo quella fottuta scaletta da scendere, cosa sarà mai, qualche stupido gradino, c’è tutto, alla fine di quei gradini, tutto. Perchè non la fai finita e te ne scendi da qui, una volta almeno, una sola volta.”

Improvvisamente, un giorno, Novecento decide di sperimentarsi (certe cause possono essere sentite solo dalla persona che VIVE). Baricco descrive questa piccola spinta alla sperimentazione con la vivida metafora di un quadro che cade: non si sa perchè succede, si sa soltanto che di punto in bianco il chiodo è stanco di trattenere, e nel silenzio di un salotto senti un fragore che sa di “lancio”.

Novecento SCEGLIE di non andare oltre quel terzo gradino che porta verso la terra ferma; teme, o semplicemente non gli piace, la sensazione di infinitezza data dal mondo fuori dalla nave. Dopo quel momento DECIDE.. decide di godersi la finitezza del mondo della nave attraverso le infinite possibilità di sviluppo della sua arte personale.

Alla fine del racconto ancora una volta sono ritrovata a chiedermi  se la scelta migliore non fosse stata quella di uscire dalla propria zona di comfort (la nave) o se in fondo è giusto che ognuno trovi il suo equilibrio e decida di adagiarsi lì, vivendosi nel proprio benessere; un pò come ha scelto di fare Novecento.

Tu, che cosa avresti fatto?