Buongiorno a tutti, oggi vorrei proporvi una riflessione sull’uso del linguaggio e sul suo effetto sulla Persona.
Nello specifico, vorrei accendere un focus sull’uso quotidiano dell’aggettivo e del sostantivo.

Riprendendo wikipedia:

-l’aggettivo qualificativo indica una qualità del nome. Grazie ad essi il nome viene descritto con maggior precisione ed accuratezza.

-il sostantivo indica una persona o cosa [..] inanimata o pensata; si preferisce sostantivo al posto di “nome” per il suo significato maggiormente pregnante: significa infatti provvisto di una propria sostanza, di una realtà di cui possiamo parlare, sia che esista nei nostri occhi o nella nostra mente.

Nonostante non ritenga wikipedia un illuminato in materia di definizioni, potrei chiudere il post qui, per quanto abbia reso molto bene l’idea di quello che è il mio pensiero. 

Entrambi, aggettivi qualificativi e sostantivi, sono parti del linguaggio, ed è naturale utilizzarli nella quotidianità, quindi anche per parlare di PersonA o con le PersonA.

Sempre grazie ad un intervento di Natascia Pane al Punto C di Milano ho avuto modo, finalmente, di razionalizzare quelle sensazioni negativa che suscitava una PersonA quando nel parlare di me utilizzava Aggettivi Qualificativi.

Gli Aggettivi Qualificativi sono Connotanti, cioè è come se chi parla si avvalesse del diritto di cogliere il nostro significato più nascosto; per non parlare della loro tendenza ad incapsulare in categorie le PersonA così uniche ed irripetibili (uniche fino alla sfumatura del colore). 

Vi illustro la differenza, utilizzando due aggettivi semanticamente opposti.

Enrica è energetica.                         

Enrica è noiosa.

Si sta cercando di riportare la PersonA in questione in un cluster di caratteristiche pre-stabilite, appiattendo Enrica (in questo caso).

Parliamo adesso in termini di sostantivi, continuando a far riferimento alla definizione sopra fornita da Wikipedia.

Enrica è energia.                              

Enrica è noia.

Non so voi, ma io le vedo come frasi aperte e pronte a parlare della PersonA. Più che clusterizzanti le definirei rivelative.

Sono convinta che neanche la stessa Persona abbia il diritto di connotarSi, figuriamoci se possiamo permetterlo a qualcun altro.

Il nostro essere sostanza è esclusivamente nelle nostri mani per cui le altre PersonA hanno solo il diritto di viverci.

Certo, delle volte la connotazione è opportuna e saggia, ma in quel caso è sforzo apprezzato ancorarla a dei comportamenti osservati, così la Persona “connotata” possa avere spazi di manovra nelle reazioni di risposta o cambiamento. 

Voi che ne dite? Preferite gli aggettivi o i sostantivi? Ritenete siano utili entrambi? 

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